Benvenuti
a San Cesario!
Cenni Storici
In epoca romana, San Cesario fu meta di ristoro per i cavalieri e i
fanti che stanziavano sul territorio della Messapia (l’odierno
Salento) ove potevano approvvigionare le unità con foraggio fresco
ed acqua, per questo la località fu conosciuta come “Castrum
Caesaris”. Solo successivamente, nel Medioevo, il territorio fu
donato al monastero dei Celestini e per la prima volta venne
chiamata San Cesario.
La ridente cittadina è posta al centro della depressione, detta
Valle della Cupa.
Monumenti
Il PALAZZO DUCALE, che si eleva con oltre 25 metri d’altezza, si
evidenzia nel rispetto dell’architettura palladiana: due volte in
larghezza, una volta in altezza. Ricostruito nella seconda metà del
XVII secolo su di una cinquecentesca fortezza.
Il frontale, ricco di statue mitologiche e di busti degli antenati
dei feudatari, si offre allo sguardo con un portale formato da
quattro colonne binate sorreggenti un poderoso balcone barocco, la
cui chiave di volta è costituita dal leone araldico dei duchi
Marulli.
Dirimpettaia ed
altrettanto alta è la CHIESA MATRICE Dl SANTA MARIA DELLE GRAZIE,
ampliata per ben tre volte. L’ultima ricostruzione è del 1847, su
disegni dell’ingegnere Casotti, e si rifà alla veneziana Chiesa
delle Paolotte.
Il frontale semplice è sormontato da un timpano spezzato, che
accoglie la statua del Santo Patrono. Sono in pietra leccese le
statue di San Pietro e San Paolo collocate nelle nicchie in basso
prospicenti il sagrato. La chiesa, a croce latina, è peculiare per
l’immenso soffitto a cassettone, per il pavimento musivo e per i due
altari barocchi, rispettivamente di San Cesario e del Crocefisso. Il
primo si presenta in facciata con una statua lapidea; sopra il
grande organo monumentale, con una finestra policroma in vetri
legati al piombo, che lo raffigura; nell’altare a Lui dedicato, con
una grande pala d’altare, un busto in argento e con una statua
lignea, opera dell’insigne scultore napoletano Nicola Fumo; nel vano
sovrastante l’ingresso laterale, con un simulacro in cartapesta di
buona fattura.
Il secondo, di patronato dei duchi Marulli, si presenta sempre con
colonne binate tortìli, i cui piedistalli recano scolpiti gli scudi
dei duchi, e con una pala d’altare raffigurante il Crocefisso. La
chiesa, a croce latina, è peculiare per l’immenso soffitto a
cassettone.
La più vecchia
costruzione documentata della cittadina è la CHIESA DI SAN GIOVANNI
EVANGELISTA situata in via Caponic: al suo interno infatti, una
iscrizione in greco la denota come costruita nel 1320-21. La chiesa,
di chiaro impianto romanico pugliese minore, è ad aula unica con il
tetto ligneo e tegolato. Le pareti interne accolgono affreschi
bizantineggianti, già aperti al gusto occidentale, raffiguranti una
cristologia ed, in un altro registro, una lunga teoria di santi
riquadrati di rosso. Un sarcofago medievale è presente all’ingresso.
A sud del paese, la chiesetta CHIESA DELLO SPIRITO SANTO ad aula
unica è del XVII secolo. E’ sormontata da una cupola squamata in
ceramica policroma, su cui si erge un lanternino. La chiesa, sul cui
frontale insiste uno scudo araldico di un vescovo otrantino, ricorda
che detta costruzione fu nella giurisdizione ecclesiale della
diocesi di Otranto.
La CHIESA DELL’IMMACOLATA appartiene al XVII secolo. Di mirabile
gusto architettonico, ha sul frontale una statua della Vergine ed un
fascione marcapiano caratterizzato da gigli, che alludono alla
Vergine, ed agli emblemi araldici dei Borboni. Priva di campanile,
al suo interno notevoli le statue lapidee e le raffigurazioni in
cartapesta di alcuni santi. Recentemente restaurata.
Dirimpetto alla Villa Penzini, è presente una grande torre circolare
di gusto tardocinquecentesco sul cui fronte appare un emblema
araldico dell’abate del convento dei Celestini in Lecce. Nelle
pertinenze di detta torre insiste la chiesetta estra-moenia di
Sant’Antonio.
Palazzo Marulli ospita nel piano attico il Museo Civico, istituito
nel 1979 ed evidenziatosi subito con una sezione dedicata all’arte
contemporanea. Attualmente le sale accolgono opere di Aldo Calò,
Francesco Barbieri, Carlo Barbieri, Nino Cappello, Ettore
Consolazione, Raffaele Sambati, Nullo D’Amato, De Filippi.
Oggi il Museo è interessato ad un restauro di
conservazione delle strutture.
Tradizione
gastronomica
I “chinulìddri”, dolcetti di pasta dolce ottenuti da dischetti della
stessa, farciti di confettura d’uva e poi ripiegati a mezzaluna e
passati al forno.
Le “pitteddre”, fazzolettini di pasta dolce farciti di confettura di
frutta con i lembi rimboccati, e poi passati al forno.
Le “fraule”, dischetti di pasta dolce dai bordi rialzati e
merlettati, ripieni di confettura di frutta e poi passati al forno.
Gli “nfocacatti”, sapiente impasto di farina, zucchero, uova,
essenze di agrumi, modellati a forma di piccole cupole, passati al
forno, e successivamente glassati con zucchero. Ormai in disuso
l’antica pietanza detta “la cujunara”: uno stufato di agnellone con
patate in umido o l’altra versione della stessa, cotta nell’antico
forno a campana.